
Transfer privato
Aeroporto di Catania (CTA) · poco meno di 1 h
Autostrada per tutto il tragitto, poi discesa al ponte o al parcheggio più vicino al vostro indirizzo su Ortigia: oltre non si passa.

Due città a cinque minuti l’una dall’altra: in terraferma un teatro greco ancora in uso, e Ortigia, l’isola dove un tempio di Atena è chiesa funzionante da sedici secoli.
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L’Aeroporto di Catania è a un’ora scarsa di autostrada ed è dove atterrano quasi tutti. L’ultimo tratto conta più del primo: Ortigia è un’isola a traffico limitato fatta di vicoli stretti, quindi qualunque cosa vi porti si ferma al ponte o al parcheggio più vicino.

Aeroporto di Catania (CTA) · poco meno di 1 h
Autostrada per tutto il tragitto, poi discesa al ponte o al parcheggio più vicino al vostro indirizzo su Ortigia: oltre non si passa.

Catania Centrale · circa 1 h 20
Una linea diretta lungo la costa. La stazione è in terraferma, a una ventina di minuti a piedi dal ponte per Ortigia: fattibile senza troppi bagagli.

Aeroporto di Catania o città · 1 h 15 o più
I pullman collegano l’aeroporto e Catania al terminal di Siracusa, in terraferma. È l’opzione più economica; le corse le decidono le compagnie e la sera si diradano.

Autostrada E45 · 50 min da Catania
Utile per Vendicari, Marzamemi e Noto. Inutile su Ortigia: si lascia all’ingresso dell’isola o in terraferma e si attraversa a piedi.
Due cose, e non si somigliano. Il parco archeologico in terraferma è una visita da mattina presto, prima che il caldo renda la pietra insopportabile. Ortigia è dove si dorme, si mangia e si passeggia la sera, quando il calcare restituisce il calore.
Foto: BlueKeysParco archeologico della Neapolis · V secolo a.C., ancora in uso
Scavato direttamente nella roccia calcarea, quindicimila posti, e ogni primavera ci si recita il ciclo classico. Andateci presto: nella cavea non c’è ombra.
Foto: BlueKeysL’isola-centro storico · Un chilometro per cinquecento metri
Vicoli di calcare chiaro che si aprono all’improvviso su piazze bianche. L’isola si attraversa tutta in un quarto d’ora: è per questo che non ci si guida.
Foto: BlueKeysOrtigia, riva ovest · Sorgente d’acqua dolce sul mare
Papiri che crescono nell’acqua dolce a due passi da quella salata, con il porto alle spalle. Il mito dice che la ninfa fuggì fin qui dall’Arcadia; i papiri sono veri e in Europa non crescono così da nessun’altra parte.
Foto: BlueKeysTutt’intorno all’isola · Bagno dagli scogli
Palazzi di calcare color miele affacciati sull’acqua, barche da pesca ormeggiate sotto, e gente che fa il bagno dagli scogli in pieno centro storico: cosa che quasi mai succede.
Foto: BlueKeysVia Trento, la mattina · Mercato alimentare
Pomodori secchi, formaggi, olive e il pescato del mattino sui banchi sotto le tende. Uno dei posti dove la Sicilia si capisce meglio in dieci minuti.
Foto: BlueKeysMezz’ora a sud · Riserva naturale e spiagge
Saline con i fenicotteri di passo, una tonnara abbandonata sulla riva e spiagge vuote dietro le dune. Portate acqua: dentro la riserva non c’è niente.
I gamberi rossi di Mazara mangiati crudi, i ricci in stagione, e quello che le barche hanno scaricato la mattina. Verso l’interno, a mezz’ora, le mandorle di Avola e i pomodori di Pachino finiscono ovunque.
Noto e il suo barocco a mezz’ora verso l’interno, Vendicari e Marzamemi a un quarto d’ora a sud, Modica e Ragusa Ibla a un’ora a ovest, Catania e l’Etna a un’ora a nord. Da qui il sud-est intero sta in tre giorni.
Ortigia, senza esitare: sull’isola c’è la sera, e tutto sta dentro un quarto d’ora a piedi. Verificate dov’è il vostro indirizzo rispetto al ponte, perché è lì che un’auto o un transfer devono lasciarvi.
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Guida di viaggio
Fondata dai corinzi nel 734 a.C., Siracusa arrivò a essere la città più potente del mondo greco: sotto il tiranno Dionisio, nel IV secolo a.C., era più ricca e più popolosa di Atene, e Cicerone la definì la più bella città greca del mondo. Qui insegnò Archimede, che vi morì nel 212 a.C. durante l’assedio romano; qui Platone venne tre volte, sperando di far diventare filosofo un tiranno, e tre volte fallì.
Quello che resta di quella grandezza sta in due posti che si guardano da lontano. Il Parco Archeologico della Neapolis, in terraferma, conserva il teatro greco scavato nella roccia — quindicimila posti, ancora usato per le rappresentazioni classiche in primavera — l’Orecchio di Dionisio, la grotta artificiale dall’acustica leggendaria, l’Ara di Ierone e i resti dell’anfiteatro romano. E poi c’è Ortigia, l’isola dove la città è nata e dove non ha mai smesso di vivere.
Si attraversa un ponte largo pochi metri e cambia tutto. Ortigia è un chilometro per cinquecento metri di vicoli che si aprono all’improvviso su piazze bianche. Piazza Duomo è la più bella: la cattedrale è un tempio greco del V secolo a.C. dedicato ad Atena, di cui si vedono ancora le colonne doriche inglobate nei muri — non una rovina accanto a una chiesa, ma un tempio che è diventato chiesa e non ha mai smesso di funzionare da milleseicento anni. All’estremità dell’isola il Castello Maniace guarda il mare aperto; sul lato opposto, la Fonte Aretusa è una sorgente d’acqua dolce a due passi dal mare, con i papiri che ci crescono dentro, legata al mito della ninfa che fuggì fin qui dall’Arcadia.
Il Tempio di Apollo, all’ingresso dell’isola, è il più antico tempio dorico di Sicilia. Il mercato di Ortigia, la mattina in via Trento, è uno dei posti dove si capisce meglio la Sicilia: banchi di pesce, formaggi, pomodori secchi, e una bottega dove fanno panini che hanno la fila fuori. La terraferma, che i siracusani chiamano semplicemente «Siracusa», è la città moderna — meno bella, ma è dove sta il parco archeologico e il Museo Paolo Orsi, che è uno dei più importanti musei archeologici d’Italia.
Che sono due città in una, a cinque minuti a piedi l’una dall’altra, e che non si somigliano per niente. Il parco archeologico è una visita da fare la mattina presto, con il sole ancora basso e prima che il caldo renda la cavea impraticabile; Ortigia è dove si dorme, si mangia e si passeggia la sera, quando le pietre restituiscono il calore e le piazze si riempiono.
E poi il mare. A Ortigia si nuota dagli scogli in pieno centro, cosa che non capita quasi mai in una città storica; a mezz’ora a sud comincia la riserva di Vendicari, con le saline, i fenicotteri e le spiagge dietro le dune, e poco oltre Marzamemi, borgo di pescatori con la piazza sul mare. Verso l’interno, a mezz’ora, c’è Noto e il barocco del Val di Noto. Chi arriva in aereo passa dall’Aeroporto di Catania, a un’ora scarsa di autostrada.
Ortigia è in gran parte a traffico limitato e i vicoli sono stretti: le auto si lasciano nei parcheggi all’ingresso dell’isola o sulla terraferma, e da lì si va a piedi — l’isola si attraversa tutta in un quarto d’ora. Chi arriva in transfer viene lasciato al ponte o al parcheggio più vicino all’alloggio, perché oltre non si passa. La stazione ferroviaria è in terraferma, a una ventina di minuti a piedi dal ponte.
Il clima è fra i più caldi e asciutti d’Italia: 11-16 °C a gennaio, 17-24 °C in primavera, 26-32 °C fra luglio e agosto, con autunni che restano miti fino a novembre. Il mare è balneabile da fine maggio a ottobre. La primavera è la stagione ideale: il teatro greco ospita il ciclo di rappresentazioni classiche fra maggio e giugno, e l’isola non è ancora nel pieno dell’estate. I ristoranti seguono gli orari italiani; a Ortigia si cena tardi e si sta fuori fino a notte.
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