
Transfer privato
Aeroporto di Catania (CTA) · circa 1 h
Porta a porta sull’autostrada A18, autista che aspetta agli arrivi, bagagli gestiti e discesa il più vicino al Corso che i mezzi possano arrivare.

Una terrazza a picco, con l’Etna da una parte e lo Ionio dall’altra. Un teatro greco ancora in uso, una sola strada pedonale e la tratta in transfer più richiesta della Sicilia orientale.
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Quasi tutti arrivano dall’Aeroporto di Catania, una sessantina di chilometri a sud. Il paese è pedonale e in salita: qualunque cosa vi porti quassù si ferma alle porte del Corso, e la stazione ferroviaria sta in basso sulla costa, non in paese.

Aeroporto di Catania (CTA) · circa 1 h
Porta a porta sull’autostrada A18, autista che aspetta agli arrivi, bagagli gestiti e discesa il più vicino al Corso che i mezzi possano arrivare.

Catania Centrale o Messina · 45–60 min
La linea costiera è panoramica ed economica, ma la stazione è a livello del mare: l’ultimo tratto in salita si fa in autobus o su strada, mai a piedi con le valigie.

Aeroporto di Catania o Messina · 1 h 30 o più
I pullman salgono fino al terminal appena fuori il centro storico. È l’opzione più economica, ma la sera le corse si diradano e gli orari li fanno le compagnie, non noi.

Autostrada A18, uscita Taormina · 50 min da Catania
Utile per raggiungere l’Etna e la costa in autonomia, inutile dentro Taormina: il centro storico è chiuso al traffico e i parcheggi stanno a monte, con gli ascensori che scendono.
Taormina si attraversa tutta in venti minuti, quindi qui quello che si fa è soprattutto una questione di dove si guarda: giù verso il mare, su verso il vulcano, o dritto lungo l’unica strada pedonale.
Foto: BlueKeysSopra il centro storico · Teatro greco, III secolo a.C.
Scavato nella roccia dai greci e ampliato dai romani, è ancora usato per i concerti. La scena si apre sulla costa che scende verso Giardini Naxos, con l’Etna alle spalle.
Foto: BlueKeysSotto il paese, in funivia · Riserva naturale e spiaggia
Un isolotto fitto di vegetazione, legato alla riva di ciottoli da una lingua di pietre che il mare copre e scopre. La funivia scende in pochi minuti; la scalinata parecchio di più.
Foto: BlueKeysDa Porta Messina a Porta Catania · L’unica strada pedonale
Ottocento metri di portali medievali, pasticcerie e piazzette. A metà strada, Piazza IX Aprile si apre a destra su una terrazza a scacchi e su tutto il golfo.
Foto: BlueKeysVia Bagnoli Croci · Giardino pubblico sul ciglio
Creato a fine Ottocento da una nobildonna inglese, con pini, buganvillee e curiose costruzioni in mattoni. La vista gratuita più bella del paese, con le panchine per godersela.
Foto: BlueKeysDirettamente sotto il paese · Baia e piattaforme balneari
La baia dove stanno gli alberghi sul mare, si raggiunge con la stessa funivia. Acqua profonda e limpida dalle piattaforme e spiagge di ciottoli ai due lati del promontorio.
Foto: BlueKeysUn’ora verso l’interno · Vulcano attivo, 3.300 m
Da Taormina lo si vede intero, dalla base al cratere. Le salite guidate partono dalla stazione della funivia sul versante sud; portate una giacca anche ad agosto.
Cucina della costa ionica: involtini di pesce spada, la pasta alla Norma che arriva da Catania a un’ora di qui, e la granita di mandorla con la brioche a colazione. I ristoranti sul Corso fanno pagare la vista, quelli nei vicoli laterali di solito no.
Taormina non è un vicolo cieco. L’Etna è a un’ora verso l’interno, Siracusa con la sua isola-centro storico a un’ora e mezza a sud, Messina e i traghetti per le Eolie da Milazzo a un’ora e mezza a nord. Da qui in tre giorni si fanno un vulcano, una città barocca e un arcipelago.
Taormina ha le tariffe più alte dell’isola, e quello che si paga è la vista più che la stanza. Giardini Naxos tre chilometri sotto e Letojanni poco più a nord danno la stessa costa per parecchio meno, con la funivia o pochi minuti di strada fra voi e il Corso.
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Guida di viaggio
Taormina sta su un terrazzo naturale del Monte Tauro, duecentocinquanta metri sopra lo Ionio, e da lì guarda contemporaneamente il mare e l’Etna. È questa doppia vista — l’acqua da una parte, il vulcano dall’altra — ad averla resa una tappa fissa del Grand Tour: Goethe ci passò nel 1787 e scrisse che dal teatro si vedeva «un’opera d’arte e di natura insieme». Fu fondata dai siculi e poi dai greci di Naxos nel IV secolo a.C., passò a Roma, ai bizantini, agli arabi, ai normanni; ogni dominazione ha lasciato un pezzo del centro storico.
Il Teatro Antico è il motivo per cui quasi tutti salgono quassù. Scavato nella roccia nel III secolo a.C. e ampliato dai romani fino a farne il secondo teatro di Sicilia per dimensioni, è ancora in uso: d’estate ospita concerti e il festival del cinema, e la scena si apre su un fondale che nessuno scenografo saprebbe costruire — la costa che scende verso Giardini Naxos e l’Etna che fuma alle spalle.
Il paese è essenzialmente una strada: Corso Umberto, pedonale, che va da Porta Messina a Porta Catania per circa ottocento metri. Su di essa si affacciano botteghe, pasticcerie, palazzi medievali e le due piazze che contano. Piazza IX Aprile è la terrazza pubblica del paese: pavimento a scacchi bianchi e neri, la chiesa di San Giuseppe, la torre dell’orologio e il parapetto da cui si guarda tutto il golfo. Più avanti, Piazza Duomo ha la cattedrale fortificata del Duecento e una fontana barocca con il centauro femminile che è il simbolo della città.
Sotto il paese, attaccata alla costa, c’è Mazzarò, la baia con gli alberghi sul mare, e accanto Isola Bella: un isolotto riserva naturale collegato alla terraferma da una striscia di ciottoli che il mare copre e scopre. Si scende in funivia, in pochi minuti, oppure a piedi per una scalinata ripida. Il Giardino della Villa Comunale, creato a fine Ottocento da una nobildonna inglese, resta il posto più bello dove sedersi senza pagare nulla: pini, buganvillee e le curiose costruzioni in mattoni che chiamano «le vittorie».
Due cose. La prima è che qui il paesaggio non fa da sfondo: è il contenuto. Da Taormina l’Etna si vede intero, dalla base al cratere, e in inverno con la neve sopra e il mare davanti la vista è di quelle che si ricordano per anni. È il motivo per cui il paese ha un prezzo: gli alberghi di Taormina sono i più cari dell’isola, e chi vuole la stessa costa spendendo meno dorme a Giardini Naxos, tre chilometri sotto, o a Letojanni poco più a nord.
La seconda è la posizione. Taormina non è un vicolo cieco: è a metà strada fra Catania e Messina, a un’ora dall’Etna, a un’ora e mezza da Siracusa. Chi la sceglie come base può fare il vulcano un giorno, il barocco il giorno dopo e le Eolie da Milazzo il terzo. Per questo la maggior parte degli arrivi passa dall’Aeroporto di Catania, a una sessantina di chilometri: è la tratta più richiesta di tutta la Sicilia orientale, e la si copre in transfer privato in poco meno di un’ora.
Il centro storico è pedonale e in salita: le auto si lasciano nei parcheggi a monte, e da lì si scende con gli ascensori o a piedi. Chi arriva in transfer viene lasciato alle porte del corso, perché più in là non si passa. La stazione ferroviaria — Taormina-Giardini — sta in basso, sulla costa, e al paese si sale con l’autobus o con un breve tragitto su strada: non è una fermata da cui si arriva a piedi con le valigie.
Il clima è mite tutto l’anno: 10-15 °C a gennaio, 17-23 °C in aprile e maggio, 25-31 °C fra luglio e agosto, e autunni lunghi che restano sopra i 20 °C fino a ottobre inoltrato. Il mare è balneabile da fine maggio a inizio ottobre. In alta stagione il Corso è pieno dalla mattina alla notte; la mezza stagione — maggio, settembre, ottobre — è quando Taormina dà il meglio, con le stesse viste e metà della gente. I ristoranti seguono gli orari italiani, pranzo dalle 12:30 e cena dalle 19:30, con le cucine chiuse nel mezzo.
Guida di viaggio

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